Les Choristes

Titolo originale: Les Choristes; nazione: Francia/Germania/Svizzera; anno: 2004; regia: Christophe Barratier; genere: commedia; durata: 95 minuti; distribuzione: Filmauro; cast: J. Perrin, D. Flamand, G. jugnot, F. Berléand, J. Maunier, M. Perrin, G. Gatignol, M. Bunel; sceneggiature: C. Barratier, P. Lopes-Curval; musiche: B. Coulais; fotografia: D. Gentil; montaggio: Y. Deschamps.

Un film di Christophe Barratier. Con Gérard Jugnot, François Berléand, Jean-Baptiste Maunier, Kad Mérad, Jean-Paul Bonnaire che parla di un famoso direttore d’orchestra francese, Pierre Morhange, prima di un concerto, viene a sapere della morte della madre; quella sera, a casa, riceve la visita di un uomo che, inizialmente, non riconosce: è Pepinòt, un vecchio compagno di scuola, che gli consegna il diario di Clement Mathieu che ha accettato il lavoro di sorvegliante nell’istituto per bambini difficili che entrambi hanno frequentato. La lettura del diario fa riemergere le vicende dei tempi passati … Francia 1949 – In un istituto per ragazzi problematici, il cui direttore, Rachin, è un ex-trombettista autoritario ed esigente, un giorno arriva Clement Mathieu,un ex insegnante di musica. Inizialmente, il rapporto con i ragazzi è molto difficile, ma grazie alle sue capacità aggregative, Mathieu riesce finalmente a organizzare un coro di voci bianche con i ragazzi dell istituto. L’unica eccezione è costituita da Morhange, detto “Faccia D’Angelo” un ragazzino piuttosto problematico che apparentemente non dimostra alcun interesse verso il canto, anche per il fatto che si sente obbligato a mantenere la sua reputazione di ribelle. Soltanto in seguito, dopo essere stato scoperto dal sorvegliante a cantare di nascosto, parteciperà al coro come solista. Grande ostacolo per Mathieu, oltre al critico ed egoista Rachin, è l’arrivo di un ragazzo molto problematico e violento di nome Mondaine, che oltre a terrorizzare tutti i compagni, riesce a fuggire dall’istituto. Intanto, Mathieu, accortosi delle grandi capacità di Morhange, lo istruisce al canto. Ma quando fa la conoscenza della madre di Morhange, se ne innamora e il ragazzo, già deluso da sua mamma per averlo rinchiuso in un istituto, si ribella a Mathieu. Durante l’estate, Mondaine torna, e incendia l’istituto: miracolosamente, tutti si salvano perché sono andati a giocare fuori all’aperto. Ma il direttore coglie l’occasione per incolpare Mathieu dell’accaduto e lo licenzia. Il sorvegliante si trova così costretto a lasciare i ragazzi e il suo coro, sicuro di aver cambiato loro la vita per sempre.                        

Il factotum Barratier per il suo “Les Choristes” si è ispirato ad un altro film francese del 1945, mantenendone l’ambientazione e gli aspetti narrativi: l’infanzia e un perdente che vince la partita più importante diventando un grande Maestro. Forse tutto già visto e sentito, ma Barratier, nonostante sia al suo primo lungometraggio, è bravo a non strafare, non cede alla tentazione del sentimentalismo e ci porta con grande equilibrio drammatico, sequenza dopo sequenza, a tu per tu con l’umanità del Clement Mathieu interpretato dallo straordinario Gerard Jugnot.Questo non vuol dire che il film sia privo di difetti: la resa di certi personaggi a tratti è un po’ troppo macchiettistica, quella del direttore cattivo su tutte. A Barratier vanno anche rimproverati un pizzico di zucchero in eccesso e alcuni troppo repentini e poco smussati cambi di atteggiamento nei personaggi. Ma gli va riconosciuto che una dose di dolce era inevitabile partendo da una basa così amara. E comunque sono tutte imperfezioni che scivolano via, travolte da una solida storia nella quale l’amore per l’arte ha il potere di trasformare la dura realtà. E nel gustoso cocktail vanno aggiunti la magia delle musiche, una fotografia azzeccata, quella vocina solista di Pierre Morhange  particolarmente ispirata e le genuine interpretazioni dei ragazzi. Senza trascurare la conferma di come a volte, la persona giusta incrociata per caso durante l’esistenza, possa realmente cambiare la vita e il futuro di ciascuno di noi. O quantomeno darci una vera opportunità per farlo.

Recensione a cura di:

Arturo Muzj

Angelo Racano

Vincenzo Petroli