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Satellite Nasa: fine di un incubo

di Ruggieri Alessandro (3°F)

  Il satellite Uars (Upper Atmosphere Research
Satellite) è stato in orbita per 20 anni, studiando la fascia di
ozono che protegge il Pianeta dai raggi ultravioletti, poi quando ha
terminato la sua missione ha  perso quota.

La Nasa ha dichiarato che, del satellite americano,
circa 26 pezzi, dal peso variabile tra 600
grammi a 158 chili, sarebbero precipitati  sulla Terra  prendendo di
mira una vasta zona compresa  tra l’Africa,
l’Australia, il Canada e l’Italia del Nord.

La
caduta era prevista dalla Nasa fra la 05:45 e le 06:45 (ora italiana)
di sabato 24 Settembre, ma n
on
è stato possibile predisporre un’evacuazione della popolazione
nelle zone a rischio, perché la certezza su dove sarebbero caduti i
frammenti si sarebbe avuta  soltanto 40-60 minuti prima dell’impatto
al suolo.

Questa mattina la Nasa ha
dichiarato che il satellite americano, entrando nella nostra
atmosfera, aveva subito un rallentamento ed un cambio di traiettoria,
finendo fra le 05:23 e le
07:09
(ora italiana) su un’area compresa fra Canada,

Africa e una vasta zona del Pacifico.

Le nostre regioni, che
sino a ieri erano nell’occhio del ciclone, sono state risparmiate
dall’impatto. Se pensiamo che la protezione Civile aveva dichiarato
che  pezzi di metallo come
proiettili avrebbero potuto sfondare  i tetti delle  case ed emettere
gas tossici, possiamo considerare che, almeno una volta,  l’Italia è
stata fortunata.

Riflettiamo su quello che
potrebbe accadere se invece di alcuni frammenti, precipitasse un
asteroide come quelli che vediamo nei film. Cosa ne sarebbe del
nostro pianeta?

Dr@ma 2011

Si è conclusa ieri, lunedì 6 giugno, la rassegna teatrale “Dr@ma”(http://www.lobiettivonline.it/modules.php?option=articoli&permalink=leonardo-platone-tutti-a-teatro-con-la-seconda-edizione-di-drama ) organizzata dal liceo scientifico classico Leonardo –Platone di Cassano.  A partecipare, licei di Bari, di Bisceglie, di Ruvo, Acquaviva, Castellaneta, Terlizzi e il nostro, che, fuori concorso, ci regala una serata intensa, ricca di emozioni  con la messa in scena della più celebre tragedia shakespeariana: “Macbeth”, che, anche se secondo classificato alla XVII Rassegna Internazionale del Teatro Classico Scolastico organizzata dal Liceo Cagnazzi di Altamura, desta diversi commenti e critiche negative.

 I nostri ragazzi tengono il pubblico con il fiato sospeso il mercoledì della manifestazione, quando  intorno alle ore 21.00, nel cortile dell’istituto, ha luogo il loro spettacolo. Nell’opera  del celebre drammaturgo inglese, in cui vediamo abilmente combinati il male ed il bene, l’amore e l’odio, il buio e la luce, la vita e la morte,  sono coinvolti i nostri ragazzi, che, immedesimati nella vicenda, vanno perdendo il inevitabilmente una loro identità per diventare personaggi problematici e complessi; “Macbeth per primo, è un incerto, dubbioso, potremmo dire che rappresenti l’uomo moderno in tutte le sue sfaccettature più nere e nascoste, la lotta con la volontà, i desideri intimi, l’attrito con la struttura sociale in cui vive”, suggerisce il regista dello spettacolo, Salvatore Marci.

Tuttavia quest’opera è anche tragedia dell’immaginazione, in cui le streghe (quadruplicate rispetto all’originale versione)   rappresentano un’allucinazione del protagonista: allucinazioni che incarnano la volontà più profonda del protagonista, dicendogli esattamente quello che vorrebbe sentirsi dire, “quindi le streghe sono Macbeth”.  Novità e accorgimenti della versione proposta dai ragazzi del gruppo teatrale della scuola è un trio rock attrezzato di basso e chitarra elettrica che enfatizzano sonoramente le azioni di Macbeth e della Lady; le streghe invece sono condotte dalla musica degli Einsturzende Neubauten.

A vincere il concorso Dr@ma 2011 è invece lo spettacolo de “La Gatta Cenerentola”, a cura dei ragazzi del liceo Salvemini di Bari. “Lo spettacolo, grazie ad una regia attenta, ad un ritmo incalzante, alla ottima prova degli attori molto convincenti, ha saputo comunicare, tra le risate, autentiche emozioni. La presentazione di tutti gli studenti, compresi i musicisti, attraverso un testo divertente di tradizione popolare, trova equilibrio scenico, forza recitativa, valore dinamica con un risultato finale eccellente. Significativi anche i singoli “cammei” scenici”, motivano i giudici. La rappresentazione, una commedia musicale divertente e spassosa, rivede in chiave allegorica la tradizionale favola di Perrault “Cenerentola”, e sottolinea le diverse sfaccettature che, come un gatto, un personaggio può avere. A recitare nel dialetto napoletano previsto dal copione, dei ragazzi tra cui il vincitore del premio miglior attore protagonista, Mattia Di Mauro nel ruolo della matrigna e il vincitore del premio miglior attore non protagonista Davide De Luca nel ruolo del giullare di corte.

 Le altre premiazioni assegnate con le relative motivazioni sono:

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

I.I.S.S. Rosa Luxemburg di Acquaviva delle Fonti: “Teatro delle Ombre”

“Il premio è assegnato per la capacità inventiva di questo gruppo di studentesse, in grado di creare un racconto per immagini colmo di fantasia, di gioco e di delicatezza. Il codice dei segni-ombre fa arrivare al pubblico le emozioni di chi è sulla scena in maniera empatica”

PREMIO MIGLIORE REGIA

Liceo Scienze Umane-Linguistico T. Fiore di Terlizzi: “Listrata”

“Lo spettacolo si fa apprezzare per le idee che caratterizzano le scene e che rendono pienamente l’atmosfera comico-parodistica della commedia aristofanea. Efficacissima la trovata del mondo maschile corale interpretato dalle attrici con l’ausilio dei burattini”

PREMIO MIGLIORE REGIA PROGETTO DIDATTICO

Liceo Scientifico O. Tedone di Ruvo: “San Bloble”

“Apprezzabile e riuscitissima la creazione di uno spettacolo con un gruppo nutrito di giovani attori la cui presenza, carica di energia, occupa la scena in modo convincente per l’intero lavoro. Vincente la sintonia che si “respira” nell’intera rappresentazione”  

PREMIO MIGLIOR ALLESTIMENTO SCENICO

I.T.C. Vitale Giordano di Bitonto: “Antonietta De Pace”

“Lo spettacolo si segnala per l’intensità del testo, la cura dei quadri scenici, gli effetti visivi, le musiche, i costumi, le danze. Il risultato è estremamente gradevole, avvincente ed emozionante per gli spettatori”

PREMIO MIGLIOR TESTO

Scuola Secondaria di I Grado V. Ruffo di Cassano: “Memorie, Ricordi e Nostalgie del ‘900″

“Il lavoro si apprezza perchè ripercorre i momenti significativi della storia del ’900 con immediatezza di messaggio, semplicità di immagini, e intensità delle emozioni, riuscendo nell’intento di “descrivere” un secolo di storia di Italia”

  Celeste Signorile

LEONARDO-PLATONE: A LEZIONE DI LATINO CON ANGELO DIOTTI

Homo faber fortunae suae”, si scrive sui libri di storia nel periodo Umanista.  
E se togliessimo all’uomo la maniera per essere artefice del suo destino?
Se priviamo i giovani studenti dei mezzi fondamentali dati loro per la propria formazione, quali determinate ore di studio?
E’ a questo interrogativo che la lezione del professore di latino, Angelo Diotti, ha cercato rimedio; l’incontro, svoltosi ieri pomeriggio alle 15.30 presso il liceo Leonardo-Platone di Cassano, ha visto protagonisti principalmente professori ed alunni del liceo classico, benchè fosse indirizzato principalmente ad altri licei, come quello scientifico e linguistico, le cui ore di latino (insieme a quelle di molte altre discipline), sono state ridotte con le nuove riforme del nostro governo.
Lo studio della lingua latina, sottolineava il docente, è infatti di fondamentale importanza, per garantire un’adeguata formazione.
Il latino infatti, riversa i frutti del suo studio nell’italiano di tutti i giorni, sia parlato che scritto: aiuta a identificare l’etimologia e quindi il significato di molte parole, amplia il vocabolario personale, consente esposizioni più fluide, logiche e comprensibili; inoltre determina l’ampliamento della propria cultura.
Alcuni studi evidenziano perfino un parallelismo tra i procedimenti mentali che si usano per lo studio della lingua latina e quelli utilizzati in materie scientifiche: l’apprendimento di questa cosiddetta “lingua morta” allena la mente potenziando le sue capacità razionali. Il suo studio è appunto accostato a quello della matematica nello sviluppo delle capacità cognitive e logiche.
Come difendersi dunque dalla perdita di queste ore di studio?
Il professor Diotti ha elencato una serie di rimedi per i giovani alunni ed insegnanti proponendosi come “cicerone” nella spiegazione del proprio libro di testo, Lingua Magistra, adottato dalle classi del nostro Platone.
Secondo il latinista infatti, per esempio, è opportuno che ogni alunno si responsabilizzi al fine di poter completare a casa lo studio autonomamente, studiando le eccezioni delle regole spiegate in classe; sono stati anche forniti spunti su un corretto utilizzo della lavagna interattiva nelle classi, per agevolare le lezioni, ed indicate tipologie di esercitazioni che mirano ad un sempre maggiore limitato uso del dizionario.
Molti docenti hanno trovato costruttivo ed interessante il dibattito, come gli alunni dell’indirizzo classico dell’istituto, traendo ottimi spunti per migliorare la propria formazione.

Celeste Signorile IV B

Les Choristes

 

 Les Choristes

Titolo originale: Les Choristes; nazione: Francia/Germania/Svizzera; anno: 2004; regia: Christophe Barratier; genere: commedia; durata: 95 minuti; distribuzione: Filmauro; cast: J. Perrin, D. Flamand, G. jugnot, F. Berléand, J. Maunier, M. Perrin, G. Gatignol, M. Bunel; sceneggiature: C. Barratier, P. Lopes-Curval; musiche: B. Coulais; fotografia: D. Gentil; montaggio: Y. Deschamps.

Un film di Christophe Barratier. Con Gérard Jugnot, François Berléand, Jean-Baptiste Maunier, Kad Mérad, Jean-Paul Bonnaire che parla di un famoso direttore d’orchestra francese, Pierre Morhange, prima di un concerto, viene a sapere della morte della madre; quella sera, a casa, riceve la visita di un uomo che, inizialmente, non riconosce: è Pepinòt, un vecchio compagno di scuola, che gli consegna il diario di Clement Mathieu che ha accettato il lavoro di sorvegliante nell’istituto per bambini difficili che entrambi hanno frequentato. La lettura del diario fa riemergere le vicende dei tempi passati … Francia 1949 – In un istituto per ragazzi problematici, il cui direttore, Rachin, è un ex-trombettista autoritario ed esigente, un giorno arriva Clement Mathieu,un ex insegnante di musica. Inizialmente, il rapporto con i ragazzi è molto difficile, ma grazie alle sue capacità aggregative, Mathieu riesce finalmente a organizzare un coro di voci bianche con i ragazzi dell istituto. L’unica eccezione è costituita da Morhange, detto “Faccia D’Angelo” un ragazzino piuttosto problematico che apparentemente non dimostra alcun interesse verso il canto, anche per il fatto che si sente obbligato a mantenere la sua reputazione di ribelle. Soltanto in seguito, dopo essere stato scoperto dal sorvegliante a cantare di nascosto, parteciperà al coro come solista. Grande ostacolo per Mathieu, oltre al critico ed egoista Rachin, è l’arrivo di un ragazzo molto problematico e violento di nome Mondaine, che oltre a terrorizzare tutti i compagni, riesce a fuggire dall’istituto. Intanto, Mathieu, accortosi delle grandi capacità di Morhange, lo istruisce al canto. Ma quando fa la conoscenza della madre di Morhange, se ne innamora e il ragazzo, già deluso da sua mamma per averlo rinchiuso in un istituto, si ribella a Mathieu. Durante l’estate, Mondaine torna, e incendia l’istituto: miracolosamente, tutti si salvano perché sono andati a giocare fuori all’aperto. Ma il direttore coglie l’occasione per incolpare Mathieu dell’accaduto e lo licenzia. Il sorvegliante si trova così costretto a lasciare i ragazzi e il suo coro, sicuro di aver cambiato loro la vita per sempre.                        

Il factotum Barratier per il suo “Les Choristes” si è ispirato ad un altro film francese del 1945, mantenendone l’ambientazione e gli aspetti narrativi: l’infanzia e un perdente che vince la partita più importante diventando un grande Maestro. Forse tutto già visto e sentito, ma Barratier, nonostante sia al suo primo lungometraggio, è bravo a non strafare, non cede alla tentazione del sentimentalismo e ci porta con grande equilibrio drammatico, sequenza dopo sequenza, a tu per tu con l’umanità del Clement Mathieu interpretato dallo straordinario Gerard Jugnot.Questo non vuol dire che il film sia privo di difetti: la resa di certi personaggi a tratti è un po’ troppo macchiettistica, quella del direttore cattivo su tutte. A Barratier vanno anche rimproverati un pizzico di zucchero in eccesso e alcuni troppo repentini e poco smussati cambi di atteggiamento nei personaggi. Ma gli va riconosciuto che una dose di dolce era inevitabile partendo da una basa così amara. E comunque sono tutte imperfezioni che scivolano via, travolte da una solida storia nella quale l’amore per l’arte ha il potere di trasformare la dura realtà. E nel gustoso cocktail vanno aggiunti la magia delle musiche, una fotografia azzeccata, quella vocina solista di Pierre Morhange  particolarmente ispirata e le genuine interpretazioni dei ragazzi. Senza trascurare la conferma di come a volte, la persona giusta incrociata per caso durante l’esistenza, possa realmente cambiare la vita e il futuro di ciascuno di noi. O quantomeno darci una vera opportunità per farlo.

Recensione a cura di:

Arturo Muzj

Angelo Racano

Vincenzo Petroli

 

 

 Recensione del film Hachiko – Il tuo migliore amico (2009)-Lasse Hallstrom

In una fredda sera d’inverno un cucciolo si ritrova sulla banchina della stazione di Bedridge. Pochi secondi dopo è già pronto a scondinzolare dinanzi alle scarpe di Parker, un professore di musica di ritorno da un viaggio di lavoro, l’uomo dal quale non si separerà mai più fino alla fine dei suoi giorni. Infrangendo le regole di casa che vietano tassativamente a qualsiasi cucciolo di tornare a far parte della famiglia dopo la morte dell’ultimo cagnolino Luke, Parker non se la sente proprio di lasciare il batuffolino di pelo al canile o parcheggiato in stazione in attesa che qualcuno vada a reclamarlo. Mentre cerca di convincere la moglie a tenerlo con loro e di ricercare qualcosa di più sul suo nuovo piccolo amico, l’uomo scopre che non si tratta di un cane qualsiasi ma di un esemplare di razza akita, una particolare e rarissima razza di cani giapponesi devoti ma per nulla compiacenti agli uomini. Per compiere una qualsiasi azione gli akita devono avere sempre una ragione, un motivo speciale. Non si sa come sia finito nella stazione dei treni di quella cittadina e sul collare abbia una targhetta di legno con inciso il suo nome, Hachi, che in giapponese significa 8, un numero considerato fortunato per la sua forma armonica, che arriva a toccare il cielo e poi ritorna sulla terra. Inizia così la grande amicizia tra Hachi e Parker fatta di divertimenti e di una vita piena di gioie ed emozioni.
Ogni mattina Hachiko accompagna il suo padrone al treno per poi andarlo ad aspettare alle 17 puntuale tutti i giorni sullo stesso muretto. Gli basta il rumore del treno da lontanto per correre da casa alla stazione ad attendere il suo inseparabile amico. Passando sempre per la stssa strada diventa a poco a poco il beniamino di tutti, del guardiano della stazione, del venditore di hot dog, della padrona  della drogheria e della commessa della libreria.

Una routine che si interrompe il giorno in cui Parker purtroppo non scende dal treno e non torna a casa. Durante una lezione il professore viene infatti colpito da ictus e muore sotto gli occhi dei suoi studenti. Sconvolte dalla perdita,la moglie e la figlia del professore faranno di tutto pur di non far mancare ad Hachi l’amore e le attenzioni che merita,ma lui non vorrà saperne di perdere la speranza di rivedere il suo inseparabile amico tornare a casa e per nove lunghi anni, con la pioggia, con la neve e con il sole, continuerà a tornare nello stesso posto alla stessa ora in nome di un amicizia assoluta e incondizionata.Questo film è opera di Lasse Hallstrom.Coraggiosa sicuramente la scelta di Hallstrom di far ruotare metà film intorno ad un cane, personaggio che non parla e non fa altro che ripetere quotidianamente le stesse cose tentando di sopravvivere in attesa di rincontrare il suo amato padrone. Non aiuta ad essere allegri neanche la colonna sonora del film, triste e strappalacrime, decisamente perfetta per il contesto. Con l’aiuto della soggettiva in bianco e nero che mostra il mondo anche dalla prospettiva di Hachiko, Hallstrom si prende tutto il tempo necessario per la costruzione del rapporto tra i due senza tenere fuori lo spettatore da dinamiche e sfumature che spesso sfuggono in film di questo genere. I veri eroi sono quelli come Hachiko, quelli che sanno amare, che sanno apprezzare i piccoli gesti, le piccole cose che fanno parte della quotidianità, perché niente è per sempre, tutto finisce e muore tranne il ricordo delle persone che si sono amate in vita e del tempo speso con loro. Egli “americanizza” una storia vera che è entrata a far parte della cultura tradizionale giapponese e rende un cane, il vero Hachiko, il personaggio principale del film. Il vero Hachikō nacque a Odate, nella Prefettura di Akita,il 10 novembre 1923. Era un esemplare maschio, di Akita bianco. All’età di due mesi, venne adottato da Hidesamuroh Ueno, un professore universitario del dipartimento agricolo di Tokyo, che lo portò con sè nella sua abitazione a Shibuya. Ogni mattina, il professor Ueno si dirigeva alla stazione di Shibuya per andare a lavorare. Il suo fedele cane lo accompagnava sempre e ritornava alla stazione quando il suo padrone terminava l’attività lavorativa. Purtroppo il 21 maggio 1925 Ueno morì di arresto cardiaco mentre era all’università. Hachikō, come ogni giorno, si presentava alla stazione per le 3 del pomeriggio (l’orario in cui il suo padrone arrivava alla stazione), ma il professor Ueno non era ancora tornato. Il cane attese invano il suo arrivo. Ciononostante, tornò alla stazione il giorno seguente e fece così anche nei giorni successivi. Con il passare del tempo, il capostazione di Shibuya e le persone che prendevano quotidianamente il treno iniziarono ad accorgersi di lui e cercarono di accudirlo offrendogli cibo e riparo. Nell’aprile 1934 venne creata una statua in bronzo con le sue sembianze nella stazione di Shibuya, ad opera dello scultore Teru Ando, e lo stesso cane era presente all’inaugurazione. L’8 marzo 1935 Hachikō morì di filariasi all’età di 12 anni, dopo aver atteso, ininterrottamente, per ben 10 anni il ritorno del suo padrone. Per la sua morte dichiarato un giorno di lutto per ricordare il suo gesto di fedeltà nei confronti del padrone. Nonostante il cane sia stato preservato tramite tassidermia ed esposto al “Museo Nazionale di Natura e Scienza” a nordovest della stazione, alcune sue ossa sono sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del professor Ueno. L’8 aprile di ogni anno, in Giappone viene organizzata una cerimonia per ricordare Hachikō, ove partecipano vari amanti dei cani che portano i loro omaggi alla sua lealtà e alla sua devozione.

A cura di Erica Petrelli e Michele Spinelli

Perché stanno uccidendoci il pensiero…

di Melissa Giorgio e Nicola Paciolla IV B

1° Maggio, festa dei lavoratori.

Quest’anno, il nostro liceo, rappresentato da undici studenti, ha partecipato, con sette elaborati, ad una manifestazione, voluta dalla CGIL, per celebrare e discutere attivamente sul tema del lavoro. I temi hanno riguardato soprattutto aspetti legati al rapporto tra i giovani e il mondo del lavoro. Temi assolutamente attuali, che hanno alimentato il dibattito che ne è seguito fra noi studenti e i maggiori esponenti della politica cassanese e della CGIL locale. La discussione, sviluppata su temi analizzati a prescindere dalle proprie opinioni politiche, è stata incentrata su ciò che ci attende al termine dei nostri studi e le differenze fra questa realtà effettiva e quella programmata purtroppo invano dalla nostra Costituzione. Il mondo lì fuori è una selva oscura, un luogo inospitale e ostile a noi che cerchiamo di costruirci un avvenire.

Ciò che è venuto fuori da questo incontro, è una generale necessità di avere delle certezze. Noi ragazzi del ventunesimo secolo, abbiamo bisogno di punti fermi, ma non siamo circondati che da problemi, disoccupati, morti bianche, tagli alla cultura, all’istruzione, alla ricerca, politici danzanti e canta-frottole, super-inflazione, derisione da parte dell’Europa e disumanità.

Non solo vogliamo, ma dobbiamo dare una scossa ad un sistema simile che ci impedisce l’autorealizzazione, che negandoci ogni principio costituzionale e umano ci nega il sacrosanto diritto a seguire la nostra anima per poter contemporaneamente avere un futuro, avere un futuro felice e rendere al meglio per contribuire il più possibile <<..al progresso materiale o spirituale della società>> (Art.4, Comma 2, Costituzione italiana).

È per questo che venerdì 6 Maggio si è scioperato. Ed è per questo che anche in futuro ci si batterà ancora finchè i nostri diritti non saranno rispettati.

<<Per tutti i ragazzi e le ragazze

Che difendono un libro, un libro vero

Così belli a gridare nelle piazze

Perché stanno uccidendoci il pensiero.>>

Roberto Vecchioni, “Chiamami Ancora Amore”

La morte di Osama Bin Laden: forse una bufala?

di Ruggieri  Alessandro 2°F

Ormai
non si parla d’altro. L’uccisione di Bin Laden ha   catalizzato l’attenzione di tutto il mondo.

L’opinione pubblica si è divisa: c’è chi crede che l’operazione militare sia vera e chi pensa che sia stato solo un grande spettacolo organizzato da un bravo regista  per milioni di spettatori.

L’identificazione del rifugio del terrorista è giunta  grazie a una collaborazione intensa con i servizi segreti pakistani.  Il leader di Al Qaeda viveva con i suoi parenti in un accampamento  a Abbottabad in Pakistan e non nascosto in una grotta nelle montagne fra Pakistan e Afghanistan come dicevano le leggende metropolitane.

E’ stata definita un’operazione militare impeccabile, condotta da un gruppo di soldati americani che hanno effettuato il blitz con coraggio e bravura.
Nessun americano è rimasto ferito. I militari hanno fatto tutto il possibile per evitare che vi fossero vittime civili.

In uno degli scontri a fuoco avvenuti  in cortile, hanno ucciso il corriere di Bin Laden,  Sheikh Abu Ahmed, che aveva aperto il fuoco da dietro una porta dell’abitazione.  I Navy Seals dopo averlo eliminato e ucciso una donna, hanno fatto irruzione nell’edificio principale. Giunti
tra il secondo e il terzo piano, hanno freddato il figlio di  Bin Laden, Khalid Hanzan. ferito a una gamba la moglie e ucciso il leader con tre colpi.  I Seals  hanno recuperato il pc e il materiale elettronico,  hanno preso in custodia il corpo per gli esami di riconoscimento, lo hanno caricato su un elicottero e sono ripartiti.

Su questa operazione  ci sono state delle dichiarazioni discordanti perché secondo
l’ultima versione fornita dal New York Times,quando i Navy Seals hanno fatto irruzione nella stanza, Osama Bin Laden aveva con sé un fucile kalashnikov (Ak-47) e una pistola Makarov, ma non ha avuto il tempo di rispondere al fuoco; secondo altre  fonti, quali il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney e il  direttore della Cia, Leon Panetta, durante il blitz ci sono stati  degli scontri a fuoco.

Altra situazione alquanto strana è la mancanza della pubblicazione delle foto che ritraggono Bin Laden morto. Tutto ciò continua a suscitare
dei dubbi e delle fantasie. La Casa Bianca ha risposto dicendo di non volere pubblicare le foto o i video del blitz perché teme un’insurrezione nei Paesi islamici, che considererebbero la diffusione delle immagini di Bin Laden morto, un inutile oltraggio da parte della super-potenza. Allora noi ci chiediamo “perché Samy, figlio del leader terrorista, avrebbe chiamato il giovedì successivo due suoi fratelli,
assicurandoli del fatto che il padre fosse ancora vivo?”.

Su questa vicenda sono sorti molti quesiti. Il popolo si chiede: “perché  non  lo hanno catturato e sottoposto a regolare processo? Perché
dopo il presunto esame del DNA lo hanno immediatamente seppellito in mare dicendo che volevano rispettare le usanze islamiche? Perché non vogliono pubblicare le sue foto? ”Questa storia sembra scritta a tavolino, perché è difficile da credere che il numero uno di Al Qaeda se ne stava in una stanza al secondo piano di un compound, neanche in un bunker sotterraneo,  con pochi uomini al suo seguito.

Chiunque lo avrebbe immaginato in un luogo segreto, con almeno 500 agenti che lo proteggevano e che avrebbero dato la vita per lui, un luogo ricco di strumenti per la comunicazione con i quali poteva  dirigere  le sue abominevoli battaglie.

Quindi  chi era quel vecchietto con la copertina sulle spalle e il cappellino di lana seduto a vedere la TV? Era forse un sosia? Era tutto una
bufala per far credere che gli Stati Uniti hanno vendicato le vittime della tragedia avvenuta l’11 settembre?

Una cosa è certa, alle prossime elezioni il Presidente Obama si presenterà come un trionfatore, colui che negli ultimi anni ha lottato per mettere la parola “fine” nel cuore degli americani che chiedevano giustizia. Secondo voi, che influenza avrà tutto ciò sulle prossime elezioni in America?

 La risposta sembra alquanto scontata.

Scienza, sport e teatro al Leonardo

Cineforum: Come ogni mese, ritorna l’appuntamento con il prof. Aprile, stavolta per dibattere e confrontarsi con l’aiuto del pluripremiato “Inception”. Il giorno 7/04/2011 sarà possibile assistere, nell’auditorium del nostro istituto, alla proiezione del film (vincitore agli Oscar 2011 per miglior fotografia, miglior sonoro, miglior montaggio sonoro e migliori effetti speciali) di Christopher Nolan, con Leonardo Di Caprio e Joseph Leonard Gordon-Levitt.

 

 

Settimana Scientifica: Dopo il grande successo dello scorso anno, la settimana dall’11 al 16 Aprile 2011, sarà consacrata alla scienza. Ritorna, infatti, “Il Quesito e l’Intuizione”, manifestazione organizzata dagli studenti. Durante le sei mattinate sarà possibile, per gli alunni di altri istituti, assistere a esperimenti e dimostrazioni di come la scienza sia presente in ogni ambito della nostra vita quotidiana. Nei pomeriggi, invece, interverranno professori universitari ed esponenti del mondo scientifico, per discutere riguardo argomenti di attualità e di interesse comune. La lista degli ospiti non è ancora ufficiale, ma si prospettano grandi nomi.

 

Celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia: Il 27 Aprile 2011, il Leonardo, sarà coinvolto nella manifestazione “150 Anni… ma non li dimostra” organizzata dal Consorzio SI presso l’istituto Salvemini di Bari, per onorare la nostra italianità. Gli studenti interverranno nell’ambito della partecipazione delle donne al Risorgimento, con uno spettacolo teatrale – con regia di Salvatore Marci – riguardo la leccese Antonietta De Pace. In più, il nostro gruppo canoro si esibirà in una serie di canti dedicati al compleanno della nostra cara Italia.

 

Giornate dello Sport: <<Mens sana in corpore sano>> dicevano i latini. E noi, seguendo il loro esempio, abbiamo deciso di dedicare l’assemblea d’istituto d’Aprile allo sport. Infatti, nei giorni 28-29/04/2011, verranno organizzati dei tornei in vari punti del paese: nella palestra della nostra scuola, si disputerà il torneo di basket; presso il polisportivo comunale di Via Grumo si svolgeranno le competizioni di tennis, pallavolo e pattinaggio; infine, sui campi del centro sportivo “Overgreen”, ci sarà il torneo di calcio a sette.

 

Ipazia al Grifo d’Oro: Il nostro istituto ha guadagnato le semifinali della X edizione del concorso GRIFO D’ORO, proposto dall’Istituto Comprensivo “Amedeo di Savoia Aosta” di Partanna (TP), con la pièce teatrale “Ipazia, donna di cielo e di stelle”. I nostri ragazzi saranno in Sicilia, il giorno 30/04/2011, nel teatro di Selinunte, per concorrere con altri spettacoli provenienti da tutta Italia. In bocca al lupo, ragazzi!

La guerra in Libia:ulteriori problemi per l’Italia


di Alessandro Ruggieri  (2°F)


Ciò che temevamo è accaduto  e ora abbiamo la guerra alle porte di casa. E’ scattata l’operazione “Odissey Dawn”, cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. L’Italia e il Canada (gli altri due membri della coalizione internazionale), non hanno ancora preso parte attiva ai raid. Ma l’Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari.

I raid sono iniziati alle 17:45 (ora italiana) del 19 Marzo con i primi bombardamenti da parte dei caccia francesi che hanno anticipato di qualche ora i Tomahawk americani e i jet britannici. Il primo attacco è stato rivolto ad una colonna di carri armati dell’esercito di Muammar Gheddafi diretti alla roccaforte ribelle di Bengasi.

A Tobruk è esplosa la gioia incontrollata degli insorti che seguivano su un maxi-schermo la diretta della tv satellitare Al Jazira. “Finalmente la Francia ha dato una speranza al popolo libico”, ha detto il portavoce del governo di transizione degli insorti.

A poche ore dall’inizio delle operazioni, Muammar Gheddafi ha affidato alla tv di Stato un messaggio audio nel quale ha minacciato la coalizione occidentale: “Nord-Africa e Mediterraneo sono un campo di battaglia”, ha detto. “Colpiremo obiettivi militari e civili”.

Ma in tutto questo qual è il ruolo dell’Italia? Il presidente Napolitano sostiene che non possiamo sottrarci alle nostre responsabilità perché l’Italia è un membro importante della comunità internazionale e dell’alleanza atlantica, quindi, se sarà necessario daremo   il nostro contributo alla soluzione della crisi libica e alla riaffermazione del diritto di questi popoli. Berlusconi ha annunciato che per il momento l’Italia metterà a disposizione solo le basi militari, ma allora perché sei Tornado italiani si sono levati in volo dall’aeroporto di Trapani?

Tre di questi sono caccia Ecr, vale a dire equipaggiati per la guerra elettronica e dunque in grado di neutralizzare i sistemi radar nemici. Com’è possibile che si annunci, attraverso la tv satellitare, che sono partiti i cacciabombardieri italiani alla volta della Libia per un’azione bellica e al ritorno  un ufficiale dell’aereonautica riferisca che non si è sparato neanche un colpo, ma che è stato solo un sorvolo “delicato” sul cielo di Bengasi? E cosa dire del problema dei profughi?

Gasparri dichiara che l’Italia farà la sua parte ma l’Onu si deve accollare il problema dei profughi, che non può essere solo italiano. Questo è giusto, ma prima che l’Onu si muova Lampedusa sarà invasa da decine di migliaia di profughi dalla Libia, i  quali cercano condizioni di vita migliori. Come farà Lampedusa a fronteggiare il caos, a dare loro da mangiare e da bere? Quanto tempo ci vorrà per trasferire tutta questa gente?

La situazione è drammatica, inoltre c’è la minaccia di ritorsioni contro l’Italia annunciate da Muammar Gheddafi. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha voluto tranquillizzare gli Italiani dichiarando che il Colonnello non dispone dell’arsenale militare necessario per colpire dalla Libia le nostre coste. In realtà, molti analisti sostengono che nessuno sappia con precisione di quali arsenali sia dotato l’esercito libico dopo che per decenni Gheddafi ha potuto accumulare armi indisturbato. Il timore è che i missili del colonnello possano colpire Lampedusa e Pantelleria.

Non c’è una grande fiducia verso le affermazioni di Berlusconi. Noi non sappiamo niente, non possiamo neanche immaginare se sarà una guerra breve, se ci saranno delle ritorsioni contro l’Italia, noi non abbiamo ancora capito il perché sia iniziata. L’unica cosa chiara è che questa guerra di umanitario non ha nulla, perché  se la Libia non avesse avuto il petrolio e il gas, nessuno si sarebbe armato per liberare il popolo da questo tiranno.

Nichi e le sue “fabbriche”. A proposito del libro  “C’è un’Italia migliore”

Nichi Vendola, presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà e da circa sei anni della Regione Puglia, in un periodo di crisi del governo italiano, si candida come leader della coalizione che intende opporsi all’armata Berlusconi. In uno stretto rapporto con il suo popolo, durante la sua candidatura ha promosso un innovativo progetto che vede l’affermarsi delle cosiddette “Fabbriche di Nichi” in vari luoghi italiani ed internazionali. Tali fabbriche  non sono  da intendersi  come cellule di  partito bensì come gruppi di cittadini che rivelano la propria voce senza bisogno di una tessera d’appartenenza e si prefissano lo scopo di rinnovare il linguaggio e le pratiche della politica. Ciò è ben spiegato nel  libro “C’è un Italia migliore” , scritto dallo stesso Vendola. Si tratta di un testo suddiviso in diversi capitoli con varie tematiche relative agli ideali socio-politici di queste fabbriche. Ogni capitolo presenta all’inizio alcuni suggerimenti riguardo una canzone, un libro e un film da integrare alla lettura del testo. Si va da “Another brick in the wall” dei Pink Floyd a “Don’t stop me now” dei Queen, da “Il mestiere di vivere” di Pavese a “Gomorra” di Saviano, da “Wall Street” ai più recenti “The Milionnaire” e “Avatar”. Ad arricchire la lettura vi è la presenza di diverse citazioni, anche provocatorie (vedi alcune parole del ministro Tremonti). Il tutto fa da cornice agli argomenti principali, quali l’idea di democrazia per una maggiore integrazione politica, l’economia italiana in un dolente contesto europeo, gli  affari interni, l’immigrazione ed altri temi d’attualità. Il libro si chiude con delle “istruzioni per l’uso” dettate da nuove frasi d’autore. La lettura del libro richiede un’infarinatura sulle questioni politiche italiane e la conoscenza di temi d’attualità.
Alla fine del libro, condividendone o no il pensiero, le domande che sorgono sono principalmente due: queste tante e belle parole potranno un giorno attuarsi e diventare realtà in maniera concreta? Ma soprattutto, l’Italia sarà pronta a dare una chance a questo nuovo soggetto della politica italiana, a prescindere dal suo modo di parlare e dalla sua sessualità, o preferirà rimanere “affezionata” ad un berlusconismo ormai secolare? 

 Enza Valerio e Giuseppe Ferrulli   (I  A  Platone)

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